sabato 29 luglio 2017

Aurora De Luca e la sua "materia grezza" poetica

"Materia grezza" è il titolo davvero singolare di una recente pubblicazione della giovane poetessa Aurora De Luca. Si tratta di una raccolta omogenea di versi con i quali l'autrice riesce ad esprimere il suo canto poetico traendo spunto dagli elementi primari della natura, quali il mare, i fiori, il vento, riplasmandoli e modellandoli sulla sua visione del mondo; è un dialogo interessante e a volte veemente con un "tu" immaginario, specchio forse del proprio pensiero, della propria anima.
Aurora De Luca, giovane autrice ma già affermata in campo letterario, vive a Rocca di Papa. Si è laureata in filologia moderna e linguistica presso l'Università Tor Vergata di Roma. Ha partecipato a molti concorsi letterari di rilievo e ricevuto premi con ottime motivazioni.
Il suo libro "Materia grezza", Genesi Editrice, ha ricevuto il primo premio per la poesia edita alla XXXIX edizione del Premio Minturnae, e il primo premio poesia edita alla XIII edizione del Premio Città di Mesagne.

Proponiamo qui alcuni suoi testi tratti dal libro, per i quali sarà molto gradito un eventuale commento dei lettori che ci seguono.

Materia grezza

Che tu abbia materia grezza,
che tu sia legno di zattera
e saturo di sale vada stupito
a domandar dove andare.
Che tu non abbia ori nello sguardo,
né aquiloni nelle braccia,
ma verità negli occhi
e grazia giù a fondo,
per le strade delle ossa.
Che tu abbia materia grezza
e genuina essenza.

***

Seta d'aria

Che noi siamo mossi
da questa primizia euforia,
che infesti e ci invada
le membra di carne,
che le metta a fuoco di vita,
così noi vivi, arsi e bruciati,
ce ne andiamo ignari
camminando nell'inverno,
pieni di luce e di calore e di fiumi odorosi.
Che ci sia in noi questa stupita euforia,
e permanga,
sì, come montagna immobile,
nella sua respirabile seta d'aria.

***

Attimi

Ci sono raggi di sole
nei gesti di terra e di fango,
dietro alla nuvole.
Ci sono ovunque promesse di vendemmia,
acini che hanno dentro il sapore
dei giorni passati,
dell'inverno bevuto dalle radici.

Ci son rose che s'aprono
e morbidezza di spine
di schianto, di porpora e luna.
Ci sono sguardi di cielo,

attimi, attimi di puro cielo.

***

Girasole

C'è un'arma di luce tagliente
riposta nel fodero delle tue palpebre
dietro il girasole delle tue ciglia:
un abisso al di là di un dirupo,
che già guardarti è un destino felice,
è già troppo mare.
Ma tu mi conduci per mano,
in braccio, nel tuo petto
come zattera sicura.

Al di là dell'abisso
rimane tutto il resto.

***

Lillà

Tutta un lillà è questa mia pelle odorosa,
un'arbustiva fioritura tenace
che non teme inverni tempestosi
e neppure torridi estati;
mette profonde radici di emozione primizia,
di euforia, di stupore terreno e celeste,
linfa assetata e gelosa
del suo polline – ma generosa.
Tutta un fremito di vento
si accosta e si spinge più in là
del suo tenue viola,
gli si avvicina la mia pelle di lillà,
vicina resta in quel posto di terra fertile,
nella sua mano di acqua e semina,
vicina gli resta.

***

È da me che verrai

Pezzi di dolore tenue
queste parole mie
di anima e ossa,
tutte piene di vene e carne,
che sono graffi invisibili
inudibili.
Questo bianco è il mio
petto che sale e s'abbassa,
il mio respiro è la punta di penna.
Ma che dolore vivere di carta,
non saperti dire niente
di come le pareti della mia casa
siano
cellulosa umida.
E allora ti lascio piccoli ciottoli
a fare da strada,
piccoli, soli,
e cadono dalle mie tasche
senza di me,
ma se tu li segui
è da me che verrai.

***

Altra terra è la terra

Altra terra è la terra
dove sulla pelle
il sale è mare essiccato
ed il tuo sapore
è tormento d'onda stesa,
che anela ad esser lago
chè sempre abbracciata vorrebbe respirare.
Altra terra è la terra
dove il contrario della tua luce
è la mia notte,
il tuo dolce è il mio amaro,
e se ti bevessi berrei la tua sete
che ha in me il suo contrario.
Altra terra è la tua forma
di scoglio in burrasca,
sostanza profonda ed eretta,
altra è la mia
corteccia liquida,
sostanza radicata e irrequieta.

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