mercoledì 21 marzo 2012

Marina Nazzaro e il suo canto alla donna

Particolarmente sensibile al mondo femminile è la voce poetica di Marina Nazzaro, che qui proponiamo. Le poesie che seguono, infatti, hanno un velato riferimento alla condizione della donna che sovente, ancora oggi, è costretta a subire ogni sorta di discriminazione e di violenza. I versi di Marina, però, non sono taglienti, vogliono solo mostrare le "ferite" e la mancanza di "rose rosse" che avviliscono e adombrano l'animo femminile; il suo è un canto malinconico, intriso di amarezza, per aderire in pieno, con grande resa, all'immagine della donna bistrattata. Ma è, nel contempo, anche un canto d'amore, che vola in alto con "ali di cielo".
I lettori sapranno certamente aggiungere altre interessanti riflessioni.


Ferite

Sdraiata su un letto di capelli castani
chiude gli occhi per dimenticare il dolore.
Brividi le scuotono il corpo,
il freddo sostituisce il bruciore delle ferite.
Fuori, un bianco riflesso,
surreale e lunare,
un freddo bagliore, misto di silenzio,
paura, pace e solitudine.
Emozioni inattese, e poco comprese,
s’impadroniscono del suo ventre.
Trattiene il respiro,
s’annoda in lei un groviglio di nervi
che come un rampicante s’espande
e la tiene prigioniera.
Ha paura.
Ed ha paura della sua stessa paura,
che la stupisce e turba il suo sonno.
Nei corridoi della memoria corre,
pur restando immobile; qualcuno la trascina,
nell’indifferenza di rumori metallici
e vitrei sguardi di routine.
E’ sola, o almeno crede di esserlo.
Allora si augura di addormentarsi
e scivolare in un’altra dimensione,
indolore e senza terrore.
Finalmente una voce calda la raggiunge
e le dice «sono con te».
In fondo, di questo timore non v’è bisogno,
nell’azzurro del cielo,
e nel ventre della terra,
qualcuno pensa per lei.


Xeno

Non ci sono rose rosse, solo asfalto mischiato alla pioggia,
sotto la luce biancastra di due occhi stretti e impietosi
che mi guardano indifferenti mentre vado via.
Sul muro proiettano la mia sagoma smunta,
spettro d’angoscia incredula,
che s’allontana a passi svelti
come di chi fugge alla sensazione di un inseguimento.
Ma nessuno segue quella figura ferita,
gli occhi meccanici guardano già altrove
e sembrano di colpo incredibilmente lontani;
la loro luce allo xeno illumina già un’altra strada,
altre intenzioni, nella direzione opposta,
da quella parte della finestra dove ora fa male guardare.

Prati blu

Profondità inesplorate
abissi di ombre e luci
Vertigini sconosciute agli occhi
che il cuore può accogliere.
Altalene oscillano su mondi distanti
che si avvicinano senza toccarsi.
Segnali di speranza in fondo al petto.
Allunga la mano e salterò nel tuo universo.

Passato

Strascichi pesano come catene
Anelli d’angoscia s’affacciano in superficie,
da dove tu li avevi cacciati;
il timore al timone.
Salvagenti ingannevoli:
intorno al bianco lucente s’avvolge una corda,
rasposo serpente sintetico.
Conquistano spazi,
si dispiegano come vele al vento,
gonfia forma e sostanza.
Cupe schiume di onde che avevi respinto,
non sono lontane, giocano come il gatto col topo
nel cortile della tua anima
Svelte e sinuose s’insinuano sulla pelle;
lei soccombe, senza comando si fa plumbea
e presto il peso di nuovo t’incatena.

Penombra

Silenzi e sguardi
che sanno di pioggia.
Nere gemme preziose
sulla tua fronte di perle
s’oscurano su abissi profondi.
Vertigini nel petto
sfumano i miei arcobaleni.
Mostrami il tuo sorriso:
una bianca luna su
sabbie d’argento
che accarezza le onde
con soffice spuma di luce.
Abbandona gli abissi e
vola con le mie ali di cielo.


Marina Nazzaro (1976) traduttrice editoriale e insegnante d’inglese. Laureata in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi di Salerno, si è poi specializzata in Traduzione Letteraria e Tecnico-scientifica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dopo un corso di perfezionamento per Operatori dell’editoria, del giornalismo e della comunicazione (Università degli studi di Roma “Roma 3”) e dopo aver conseguito la qualifica di “Traduttore Letterario” riconosciuta dalla Regione Campania nell’ambito del progetto formativo omonimo organizzato da Fondazione IDIS, Scuola Europea di Traduzione Letteraria ed altri partner. Ha svolto la sua attività di traduttrice, dall’inglese e dal francese, occupandosi prevalentemente di saggistica (alcuni titoli: Storia di Sophie Scholl e della Rosa Bianca – Lindau, Torino 2008; I Celti. Dal mito alla storia – Lindau, Torino 2008; Il liberalismo di Hayek – Rubbettino, Soveria Mannelli [CZ] 2008; Contro l’eutanasia – Lindau, Torino 2007; Il nuovo anticristianesimo – Lindau, Torino 2007; Coca-Cola, l’inchiesta proibita – Lindau, Torino 2006), ma anche di narrativa (Straordinarie storie di gatti. Dai più grandi scrittori di ogni epoca – Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino 2011 [selezione di racconti]; Il suo primo americano – Cargo, Napoli 2009 [romanzo, in collaborazione con F. Gerla]; Quando le donne aprono le danze – Einaudi, Torino 2006 [collaborazione col docente O. Fatica ed i colleghi del corso “Il traduttore letterario”, Città della Scienza, NA]), con qualche approccio alla poesia (Mercoledì delle ceneri di T. S. Eliot – “Il Traduttore Nuovo”, ANNO LIII 2003-2, VOLUME LIX [collaborazione col docente G. Massara ed i colleghi del corso “Tradurre poesia”, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”]). Muove da pochi mesi i suoi primi passi nel mondo della scrittura creativa ed in particolare della poesia, che la vede attualmente impegnata nella stesura della silloge inedita Diario tra le stelle.     

6 commenti:

  1. Straordinaria profondità emotiva, capace di coniugare principi tautologici e vividezza d'immagini. Da leggere a fiato sospeso, senza veli.
    Pierino Gallo

    RispondiElimina
  2. Grazie infinite Pierino, e grazie a Giuseppe per avermi accolta in questo splendido blog.
    Marina

    RispondiElimina
  3. Lirica e intensa la scrittura di Marina Nazzaro, raccoglie dettagli e sfumature per comporle in versi pacati e intimi, dove lo sguardo verso il dato naturale si fonde con l'espressione del proprio stato d'animo, malinconico e riflessivo, alla ricerca di un interlocutore che si assenta ma che viene ricordato e atteso...

    Floriana Coppola

    RispondiElimina
  4. Mille grazie per le meravigliose parole che dedichi alla mia scrittura Floriana!
    Grazie di cuore

    Marina Nazzaro

    RispondiElimina
  5. Lirica che affonda le radici negli abissi profondi del sè dai quali esce a volte si protende verso la luce lunare in attesa di una piccoola luce di speranza, a volte affonda e temme di non riemergere. Ma la parola dà forza aal verso e spinge ancora verso e una precaria liberazione dal dolore.

    RispondiElimina
  6. Grazie Gloria! Vedo solo ora questo commento.
    Un caro saluto

    Marina N.

    RispondiElimina

Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

PUNTO, Almanacco della poesia italiana

PUNTO SCHEDA

Notizie dal mondo della Poesia