domenica 3 febbraio 2013

Rosemily Paticchio e il suo "Incipio"


E' un amore primordiale quello che sembra muovere la penna ispirata di Rosemily Paticchio, una vera rivelazione poetica, a mio parere, di questi anni; ed è un ingresso prorompente e meritato, perché nella poesia di Rosemily si nota subito quella forza, quella determinazione e quell'afflato che alimenta di continuo il verso, in un susseguirsi cadenzato di dichiarazioni, di immagini, di emozioni. E' una poesia da "principio", dove la nostra poetessa vuole collocare il punto essenziale del mondo, scaturigine di tutte le cose: "Prima di tutto era la gioia di neve, l'improvviso stupore del ghiaccio...". Una genesi quasi biblica, che vede però perdersi l'umanità quando sarà il momento di separare il "Sogno" dalla cruda realtà fisica di un mondo in perenne evoluzione.
Proponiamo qui di seguito alcuni brani della silloge, intitolata appunto "Incipio", pubblicata da L'Arca Felice Edizioni; gli amici lettori che ci seguono potranno, come sempre, lasciare un loro gradito commento.
La foto di copertina è di Rossella Venezia.

***


Prima di tutto era la gioia di neve 
l’improvviso stupore del ghiaccio 
nel contatto gelido
era la corolla a invocare il bocciolo
il nettare a contemplare la sostanza. 
Prima di tutto era l’assenza straripante di colori
era l’insieme riassuntivo dei teoremi
la grazia nascente di un batterio 
nel primitivo pulsare di elementi. 
Prima di tutto era un nome
senza nome
l’impronunciabile antimateria 
che declinò in polvere 
autografata da uno zero. 
Prima di tutto era la fiamma
che bruciava lenta senza sapere
la matrice che coniò il primo stampo
Era la gestazione di un seme
un agguato teso alle sorgenti del sole 
un sogno dentro al sogno
una lotta sovrumana contro il tempo.

***


Poi venne... la Separazione dal Sogno

Qui vi è il margine di separazione
dal Sogno
che il silenzio oltrepassa sulle punte
e un librarsi d’ali spinge nel vento
come tempio sospeso tra nubi
con l’arcata che pende dal cielo
e arcobaleni finemente illustrati
quali nicchie di un abside esterno
che l’andar via sottile dei corpi
lo svestirsi degli abiti
in un soffio di voliera azzurra 
rende la gabbia possibilmente semichiusa
sulla zona d’ombra di un micro-universo
e gli uccelli in suoni convulsi
eseguono melodie incendiate
a ritmo crescente.
Potremmo salpare qui dove le sponde
di muschio bianco videro le gondole
migrarsi oltre l’Oceano della Scienza
perduto sulle scie d’incenso!

***

Incipio

Io non partecipo all’incipiere del giorno
non odo i trilli delle albe pungenti
ma dimoro soltanto
nei posti estesi prescelti dalla mente
tengo la rotta scura del crescersi diverso
ho bocche da  sfamare
come lupe d’inverno
espressioni aperte a colonizzare
le visioni di un insieme
orifizi tesi a cogliere il soliloquio
di un dialogo imperfetto
Imperfette Desinenze.
Nessun posto abitai per intero
ma gravitante fui tra i boschi
rigogliosi di un tempo
dove poggia il morbido piede
dorme il mio ventre allegro
                                        sulle Tracce 
dell’ombelico profondo
le andature distorco sul sentiero.
E se così pervenni alla nascita
a non sbavare i contorni
ciò che tremo in fondo è l’orlo
non  le cime più alte.

***

Eco di Fantasia

In questo vago dolce nutrimento
s’aggira inquieta una flotta di segni
d’incerti voleri dissolti
al brillare di sguardi lucenti
ogni presenza in barca ciondola
tenendo stretto tra denti di piombo
il suo sogno integerrimo.
L’acqua che proviene sublima
la superficie del vetro
sui ciottoli fragranti di passi.
Che sia  un’eco di Fantasia
o il frantume di schegge  taglienti
di per sé vuotoflesse
se sostare soffoca il fiato
se la salvezza di un lume è esigere
lEnigma esistente
sulla carrucola di sogni e desideri
Andiamo pure!
Un grande atrio spalanca l’emisfero
ricevendo il rosone dei viventi 
il cui esercizio dei poteri è immenso
nel contrappasso che genera l’ascesa
lo scioglimento del rosario ai vespri
50 grani fluorescenti al tocco intenso
di membrane e particelle
che in congiunzione cercano gli anelli.

Ma in fondo è debole la mensa 
e si resta in preghiera
nei nostri umili panni lisi.

***

Spazi segreti



Come esiste mughetto tra i fiori di campo
esiste luogo d’incanto
che non risiede ma ci ho visto viaggiare
su battelli sospinti a vapore
la creatura leggera e slanciata
a pochi passi da Dio
con l’anima assetata di cristallo
straripante di petali e forme
nel respiro un infuso di tisana
e vapori di agrumi sul volto
coinquilino dell’erba rugiada.
Sorge eterno e complanare all’altro
incolmabile Spazio a Spirale
scavato nel tunnel di un ipotetico viaggio
mentre intorno è pieno di ordigni
pronti all’implosione
vaganti sulla polveriera nera.
Luogo in cui Realtà, Sogno
sedimentano nel mucchio informe
nello stesso agro infinito saffollano
in giacimenti sorgivi
Vanno su locomotive fumanti
interminabili spazi segreti.



***

Dendros_01 (Anima mundi)

Nella sosta lieve, nella veglia profonda
nel riposo inviolabile
di una foresta in_vergine
dimora d’illusorio nonessere
si carica il solfeggio di uccelli
con armonie di tempere a fresco
s’ode il canto della dura corteccia
narrante la sinossi di un albero e dei suoi anelli.
Udire i rami è di alto intelletto
le spirali traboccanti di segni
la sfilatura dei tralci
e tessitura di sfere concentriche!
Si dilata nei polmoni aperti una chioma
dai fitti misteri a tratti sinchina
con la direzione del vento, a tratti si ferma
con lo sguardo rivolto a rotondi di cielo
come un magnete che si beve la luce
per fotosintesi del piccolo progetto.
Ogni ramo è un abile arciere che la
 lancia affonda nel petto di un confitto
orizzonte
e sul sipario fecondo e redditizio
si riflette tutto il bagliore suo
                                             Anima Mundi!


***

Dendros_02
(Via del Silenzio)


Nel segreto dei boschi
sinoltra un cammino
di segnacoli accesi per la Via del Silenzio
di una stele raminga sul prato
che pigia gli apici dei clandestini rigagnoli
i molteplici antri cardiaci
di minuscole larve sommerse.           
Ora è un pioppo dallo spacco tortora
ora un cipresso
la cui ombra è il sottobosco di un regno
le propaggini un osservatorio immobile
orientato a nervo scoperto
verso il mantello cucito di pelle.

Sembra fermo il ventricolo destro
eppur si muove
rigenerato di linfa nel sangue
sembra ferma la rugiada appesa
eppur si sfracella                      
Figliando Goccioline
ogni goccia è un riverbero di arteria
un sussulto nel silenzio della selva.

Muto è il ramo ad imperare
sullabisso del pineto
muto è il passo d’animale o uomo
sulla stola d’aghi pungenti, come
l’Abitare d’ogni quieta creatura
con un solo gesto di presenza.


Rosemily Paticchio, poetessa leccese, esordisce in campo letterario nel 2012 con la pubblicazione della raccolta poetica “Prima che i germi”, nell’ambito del volume antologico “Retrobottega 2” (CFR Edizioni), con saggio critico di Gianmario Lucini, e successivamente con il libretto di poesie “Incipio” per la collana Coincidenze di Arca Felice Edizioni, a cura di Mario Fresa. Negli ultimi anni ha pubblicato suoi componimenti in varie antologie di Perrone Editore e partecipato a concorsi letterari, vedendo pubblicate alcune poesie nelle relative raccolte antologiche; altre sono state selezionate e pubblicate nell’ambito dei Premi “Verba Agrestia 2011” (Lietocolle) e “Dal manoscritto al libro 2010” (Perrone). Alcuni suoi contributi poetici sono apparsi su riviste letterarie, blogs e spazi on line dedicati alla poesia. Ha pubblicato racconti sulla rivista per ragazzi “Un due tre stella” (Lupo ed.) e collaborato con artisti operanti sul territorio locale, curando i testi creativi di mostre fotografiche e installazioni.

3 commenti:

  1. Grazie per l'attenta analisi, per aver trovato i fuochi che alimentano la vera sorgente in questa intensa "visione" dei versi. Un caloroso saluto!
    Rosemily P.

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  2. Grazie dell'intensa, plastica ed efficace introduzione alle poesie di Rosemily Paticchio, una poetessa capace di colori vividissimi e di accensioni di fuoco: siamo contenti di aver pubblicato la sua eccellente opera prima.
    Con un caro saluto,
    Ida Borrasi
    Edizioni L'Arca Felice

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  3. La raccolta di Rosemely Paticchio è all'esordio un dono di poesia formidabile. Entra di forza nel genere lirico che avrà nel tempo il suo carisma, in quanto appartiene inequivocabilmente alla storia. Tonalità, metafore, forme, immagini di rara perizia, di sorprendente fruibilità elegiaca.
    I contenuti di eccellenza e di rarità per -un'opera prima- che deve di sua necessità fare un "iter" vi sono, e sono di ottima qualità. Quello della Paticchio sembra ormai avviato, e se non lo capisce la critica, credo sia insufficiente a traguardare opere degne al processo della Storia letteraria. Auguro a questa poetessa, il migliore successo auguri sinceri- Ninnj Di Stefano Busà

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