lunedì 31 luglio 2017

Il senso della Storia in Paola Di Gennaro

Presentiamo con piacere in questo spazio, che dà la possibilità ai cultori della poesia di leggere e commentare versi di Poeti contemporanei, alcuni testi della giovane poetessa napoletana Paola Di Gennaro.
Paola è infatti nata a Napoli, dove insegna letteratura inglese. Ha vissuto a Londra, Parigi e Tokio. Ha pubblicato studi critici di letteratura europea e giapponese, traduzioni e racconti. Nel 2010 ha pubblicato la sua prima raccolta in lingua inglese, intitolata Destiny Please, apparsa nel volume Poetry Pieces of Europe e nella rivista berlinese Sand. Nel 2016 è stata impegnata nel Laboratorio di Poesia organizzato dalla Fondazione Premio Napoli nel carcere di Secondigliano.
"Ancora storia" è il suo recente libro di poesie, pubblicato nell'aprile di quest'anno, 2017, per i tipi dell'Editrice Zona di Lavagna (Ge).
Si tratta, come si potrà osservare leggendo qualche testo del libro riportato qui di seguito, di una poesia asciutta e fulminea che si struttura sul senso della storia e del suo procedere per scenari apocalittici e disgreganti, come ad esempio il crollo delle torri gemelle nell’attentato terroristico del 2001. Traspare questo senso di disfatta nelle poesie della Di Gennaro, ma anche un invito alla ricostruzione, alla speranza, come velatamente si può evincere nei versi finali, pregni di un’amara constatazione: "Dovremo rassegnarci a cucire solo asole a metà / a stringere fessure di ferite poco aperte / a mietere false mattutine vittorie / appassite all’ombra di una Bibbia inerte".
Ecco dunque qualche brano tratto dal suo libro:


Sei più attinente al falso che al vero
alla mia fantasia più che al tempo
di quel tempio che eravamo
anni addietro in videoclip
con armonie ossee e crepitii di note

Storia

non so ancora se sei seria
o mi canzoni in sinestesia
se l'armonia esiste o si scompone
se ancora persiste il tuo nome

***

Il mondo crollava in centodieci piani
moltiplicati per due e molti milioni

(soundtrack)

tu intanto morivi
prendevi una scala e saltavi giù
di tua insana pianta
da un montacarichi
tra pagine ancora da stampare
fogli bianchi già impolverati.

 ***

Coscienza

La coscienza è successo muto
muti
siamo muti
e più perdoniamo più siamo muti
siamo muti, muti.

E i tarli
i tarli che fanno buchi tra le file di legno
e tra le memorie accese a testa china
sui buchi dei tarli
la storia cresce tra mani e lacrime
incensi ed errori
i tarli muti
mettono in croce e pace
e noi muti, siamo muti tra le righe
siamo muti nella rabbia buttata giù
tra i tarli e le mani incrociate
proprio lì, in mezzo ai corridoi.

 ***

Siete

Ma non piangevo per voi.

Scrivo forzata alla vita
da poesia più forte di me
che forgia la storia
muovendo oggetti in accordo.

Intonsi i corpi di fretta
tra strisce di plastica imperfette
mentre tesso taciti accordi
col destino e il parrucchiere.

Osserva quella sorte
che ti ha fatto amante di donne
che amano Cristo
tra una croce e l'altra.


***

Ho offeso York e Lancaster.

Come i loro cipressi le colline in fila indiana
mi dicono che a vincere è il movimento

perché chi ama non muore che in un punto
che resuscita in ogni momento

(ritento)

La storia è un incubo
da cui riesco a svegliarmi troppo spesso.


***

E i giornalisti assertivi scontati
(un buon prezzo)
E gli intervistati narcisisti

E i sorrisi dei padri di figli sopravvissuti alle stragi

E queste idee, queste idee accumulate solo grazie al tempo,
alla vecchiaia che si intravede, che si comincia ad annusare,
che ci si arrende ad amare.


***

Dovremo rassegnarci a cucire solo asole a metà
a stringere fessure di ferite poco aperte
a mietere false mattutine vittorie
appassite all'ombra di una Bibbia inerte.


By this, and this only, we have existed.


sabato 29 luglio 2017

Aurora De Luca e la sua "materia grezza" poetica

"Materia grezza" è il titolo davvero singolare di una recente pubblicazione della giovane poetessa Aurora De Luca. Si tratta di una raccolta omogenea di versi con i quali l'autrice riesce ad esprimere il suo canto poetico traendo spunto dagli elementi primari della natura, quali il mare, i fiori, il vento, riplasmandoli e modellandoli sulla sua visione del mondo; è un dialogo interessante e a volte veemente con un "tu" immaginario, specchio forse del proprio pensiero, della propria anima.
Aurora De Luca, giovane autrice ma già affermata in campo letterario, vive a Rocca di Papa. Si è laureata in filologia moderna e linguistica presso l'Università Tor Vergata di Roma. Ha partecipato a molti concorsi letterari di rilievo e ricevuto premi con ottime motivazioni.
Il suo libro "Materia grezza", Genesi Editrice, ha ricevuto il primo premio per la poesia edita alla XXXIX edizione del Premio Minturnae, e il primo premio poesia edita alla XIII edizione del Premio Città di Mesagne.

Proponiamo qui alcuni suoi testi tratti dal libro, per i quali sarà molto gradito un eventuale commento dei lettori che ci seguono.

Materia grezza

Che tu abbia materia grezza,
che tu sia legno di zattera
e saturo di sale vada stupito
a domandar dove andare.
Che tu non abbia ori nello sguardo,
né aquiloni nelle braccia,
ma verità negli occhi
e grazia giù a fondo,
per le strade delle ossa.
Che tu abbia materia grezza
e genuina essenza.

***

Seta d'aria

Che noi siamo mossi
da questa primizia euforia,
che infesti e ci invada
le membra di carne,
che le metta a fuoco di vita,
così noi vivi, arsi e bruciati,
ce ne andiamo ignari
camminando nell'inverno,
pieni di luce e di calore e di fiumi odorosi.
Che ci sia in noi questa stupita euforia,
e permanga,
sì, come montagna immobile,
nella sua respirabile seta d'aria.

***

Attimi

Ci sono raggi di sole
nei gesti di terra e di fango,
dietro alla nuvole.
Ci sono ovunque promesse di vendemmia,
acini che hanno dentro il sapore
dei giorni passati,
dell'inverno bevuto dalle radici.

Ci son rose che s'aprono
e morbidezza di spine
di schianto, di porpora e luna.
Ci sono sguardi di cielo,

attimi, attimi di puro cielo.

***

Girasole

C'è un'arma di luce tagliente
riposta nel fodero delle tue palpebre
dietro il girasole delle tue ciglia:
un abisso al di là di un dirupo,
che già guardarti è un destino felice,
è già troppo mare.
Ma tu mi conduci per mano,
in braccio, nel tuo petto
come zattera sicura.

Al di là dell'abisso
rimane tutto il resto.

***

Lillà

Tutta un lillà è questa mia pelle odorosa,
un'arbustiva fioritura tenace
che non teme inverni tempestosi
e neppure torridi estati;
mette profonde radici di emozione primizia,
di euforia, di stupore terreno e celeste,
linfa assetata e gelosa
del suo polline – ma generosa.
Tutta un fremito di vento
si accosta e si spinge più in là
del suo tenue viola,
gli si avvicina la mia pelle di lillà,
vicina resta in quel posto di terra fertile,
nella sua mano di acqua e semina,
vicina gli resta.

***

È da me che verrai

Pezzi di dolore tenue
queste parole mie
di anima e ossa,
tutte piene di vene e carne,
che sono graffi invisibili
inudibili.
Questo bianco è il mio
petto che sale e s'abbassa,
il mio respiro è la punta di penna.
Ma che dolore vivere di carta,
non saperti dire niente
di come le pareti della mia casa
siano
cellulosa umida.
E allora ti lascio piccoli ciottoli
a fare da strada,
piccoli, soli,
e cadono dalle mie tasche
senza di me,
ma se tu li segui
è da me che verrai.

***

Altra terra è la terra

Altra terra è la terra
dove sulla pelle
il sale è mare essiccato
ed il tuo sapore
è tormento d'onda stesa,
che anela ad esser lago
chè sempre abbracciata vorrebbe respirare.
Altra terra è la terra
dove il contrario della tua luce
è la mia notte,
il tuo dolce è il mio amaro,
e se ti bevessi berrei la tua sete
che ha in me il suo contrario.
Altra terra è la tua forma
di scoglio in burrasca,
sostanza profonda ed eretta,
altra è la mia
corteccia liquida,
sostanza radicata e irrequieta.

lunedì 17 luglio 2017

Giuseppe Meluccio e il suo "Enigma cosmico"

Dopo Ilaria Vassallo, ancora un giovane poeta che sa già il fatto suo: Giuseppe Meluccio. Ci fa piacere ospitarlo in questa rubrica, riportando alcuni versi tratti dal suo libro "L'enigma cosmico", Collana Opera Prima (diretta e curata da Rita Pacilio), Edizioni La Vita Felice, Milano, 2017. Anche Giuseppe, nato a San Gennaro Vesuviano in provincia di Napoli,  è uno studente dell'ultimo anno del Liceo Scientifico Medi di Cicciano, e ha frequentato il Laboratorio di Poesia di Carlangelo Mauro.
Dicevamo che anche Giuseppe, con questa sua prima raccolta poetica, dimostra di possedere un buon talento letterario, essendosi cimentato nell'ideare e poi costruire in versi questo "Enigma cosmico", mutuando dal mondo scientifico gli argomenti e i termini adatti per progettare il suo dire poetico. La sua è quindi una poesia che trae ispirazione e addirittura si fonda sui misteri del Cosmo, per riportarli e riplasmarli nel quotidiano.
Lasciamo ora ai nostri lettori affezionati l'opportunità di approfondire il dettato poetico di questo nostro giovane amico, invitandoli ad esprimere qualche eventale gradita riflessione.


Lunule

C'è nelle lunule
tutta la memoria
e ivi prolifica
stormendo
il tempo

Nel freddo temporale
la matrice accumula
reliquie ancestrali
ed eoni di futuro

Vibrano le lunule
in arcano silenzio

Abbacinanti
riverberi di realtà
la sdrucciolante Luna
ingloba sottopelle
inducendo sangue magma
catalizzando slanci vitali

Dissotterra
dai bianchi abissi
la risposta

Orifizi traboccanti
di Big Bang

C'è nelle lunule
tutto

Filigrana dell'universo

(Da "Palingenesi")

***

Il freddo della distanza

Distanze tra atomi, distanze tra mondi.

Il vuoto ghiaccia il silenzio
del travaglio,
trema immoto il cuore sperduto.

Cieco guardo con occhi chiusi.

Il silenzio ghiaccia il ricordo
del contatto,
spirato tacito nel fiele del timore.

Così ritraggo il pensiero
mentre mi stringono
le spine della realtà
e mi straziano

(Da "Inflazione")

***

Battimenti

Oltre la luce si incontrarono
al di là della coerenza dei limiti

Il mio tempo arrivò già vecchio
il tuo tempo giunse senza specchi
su sottili sentieri di pelle
carico inverosimilmente di leggerezza

E per millenni gareggiarono
nelle curvature di un istante
piegandosi in traiettorie impossibili
dissolvendo i vincoli della materia
ardenti come il bacio del mistero
illuminarono galassie di pensiero
corsero tra strettoie di passato e futuro
e albe di potenza
corsero l'uno nell'altro

Solo adesso mi accorgo che
c'è un mare nell'orologio
e le nostre onde
non generano caos
ma battimenti di vita

(Da "Contrazione")

 ***

Ciò che sfugge ai sistemi di rilevazione

La solitudine della particella
è un'illusione:
siamo un
tessuto di energia.

Aggregati di senso
nella catena del divenire,
sorti da dadi
non casuali
di materia
per non morire mai.

Siamo l'eredità
che permea il cosmo,
siamo noi l'energia oscura.


(Da "Apocatastasi")


Alda Merini vista da Ninnj Di Stefano Busà

PUNTO, Almanacco della poesia italiana

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