lunedì 14 agosto 2017

La denuncia civile nelle poesie di Ester Cecere

Abbiamo già avuto modo di parlare dell'ottima poesia di Ester Cecere, in un suo precedente lavoro, dal titolo davvero significativo: "Fragile. Maneggiare con cura" (Kairos Edizioni, Napoli, 2014). In quella sede esprimemmo un nostro discreto giudizio sulla sua poetica, riflettendo sul fatto che la "poesia" in genere è proprio così: fragile, e va "maneggiata con cura", nel senso che può frantumarsi in mille schegge se denigrata e/o non capita, non assimilata, ma i suoi frammenti possono anche ferire ed infierire: in particolare su un mondo che complessivamente ha abbandonato ogni sentimento e ogni valore di umanità.
Allora Ester Cecere riprende in un certo senso il suo discorso pungente, perché una poetessa sensibile e attenta come lei non può fare finta di nulla, ignorare le infinite atrocità di questo nostro mondo attuale (ce ne sono sempre state, fin dall'Eden, ma è sempre opportuna e lodevole la denuncia da parte degli uomini di buona volontà e degli intellettuali!...). Una poetessa e scrittrice come la Cecere, peraltro impegnata anche nel campo lavorativo, a continuo contatto con le meravigliose creature del mare, sovente vittime della disattenzione (a dir poco!) dell'uomo, non poteva rimanere in silenzio di fronte a tutto ciò che relega l'uomo nel fosso più profondo della cattiveria, della indifferenza, del sopruso e della violenza.
"Non vedo, non sento e…", titolo che richiama l'immagine delle tre scimmiette sagge che non vedono il male, non sentono il male e non parlano del male, è in realtà utilizzato qui, dalla nostra Autrice, come simbolo di denuncia ai mali del mondo. Non per nulla il titolo non completa la classica frase, ma si ferma ai puntini sospensivi, cioè proprio lì dove effettivamente "bisogna" parlare, raccontare, indicare, denunciare. Ed Ester Cecere lo fa con una poesia sobria, priva di inutili giri di parole, perché il male, in qualsiasi forma si presenti, deve essere chiaramente denunciato, senza indurre dubbi o giustificazioni alcune. Lo stile delle poesie di Ester Cecere in questa sua raccolta di denuncia è quindi coerente al tema; in molti versi si evidenzia la partecipazione piena al dramma umano, e il lettore non può che accordarsi e rimanerne positivamente coinvolto. Eppure, il suo dettato poetico è pervaso da una sorta di elegante compostezza, pur nei tratti che lasciano intravedere situazioni scabrose e violenze inaudite: qui sta la bravura e la competenza della poetessa, che si lascia coinvolgere ma mantiene sempre aperto l'orizzonte alla speranza, con una dolcezza e una luce che è la vita stessa, nostra e della poetessa, una vita che è comunque sacra e da proteggere sempre e ad ogni costo.

Da "Non vedo, non sento e…", riportiamo qui di seguito alcuni testi. Saranno graditi commenti e riflessioni da parte dei Lettori che ci seguono.


Da dove vengono le lacrime?

Da dove vengono le lacrime
se stagni secchi
sono gli occhi,
legnoso nòcciolo
il cuore,
e l'anima
l'esuvia d'un serpente?
Forse,
sono gocce di primaverile pioggia.
Forse,
sono stille di rugiada mattutina.

Sono le lacrime del mondo,
cadute su di un viso
duro come cuoio
per donargli ancora
un po' d'umanità.


La vita in una valigia
(Agli emigranti italiani)

In una valigia di cartone
la tua vita stipasti.
Poveri abiti rattoppati
come i giorni tuoi
e il vestito della festa.
Eppure t'era greve.
Pesavano molto
l'angoscia dello strappo
e di orizzonti incerti
la speranza.
Senza radici
eri su quella nave.
Erano rimaste lì,
in quella terra aspra
dal sole accecata
e arsa dal salmastro
dove fra gli ulivi
il vento era melodia.

Vedevi la Lanterna scomparire…
Sugli occhi un velo
e nel petto un grido di gabbiano.


Gay

Bambole riempivano
di bimbo il tuo mondo.
Pistole e soldatini disdegnavi.
Affini amiche le compagne,
impossibili depositarie
di non convenzionali turbamenti.
E ti seducevano
gl'inquieti occhi
e il maschio cipiglio
di colui che ti sedeva accanto.

Eri dolce,
troppo dolce…
Ancheggiavi,
sì, ancheggiavi!

Come maligna esondazione
scherzi risa scherno
ti travolsero.
E al volo senza ritorno
la tua vita affidasti.


Non fu abbastanza azzurro il mare

Hai preferito il volo
al vuoto intorno a te.
Vuoto d'amore?
 –Non già lo disse affranta
colei che tanto amò Taranto bella? –
In un'incerta primavera
non fu abbastanza azzurro
per dissuaderti il mare
da quel salto sugli scogli
che alla giovane tua vita
precocemente
il punto mise.


Dimmi Dio, rispondimi Allah

Dimmi Dio,
chi ha ragione?
Rispondimi Allah,
dov'è il torto?
È forse negli increduli volti
da strisce rosse rigati
di creature innocenti?

Spiegami Dio,
cos'è un'etnia?
Parlami Allah,
perché tanto odio?

Smisura l'assurdità
d'una faida che sanguina
di giovani vite falciate.

Che persino la morte
fatica a portare con sé.


Attentato

Squassa il boato
l'aria e le coscienze.
All'unisono tremano
la terra e i cuori.
Incredulo scheletro
fuma disperazione l'autobus.
Schegge di vetro
in occhi accecati.
Di sangue urla mute
su bocche atterrite.
Fantocci smembrati
e chiazze vermiglie
sull'asfalto annerito.


Colorate farfalle
(Alla bimba usata come kamikaze in Nigeria)

Ignara saltellando
verso la morte t'avviasti
con la vivacità degli anni tuoi,
incuriosita e attratta
da richiami e colorate merci.
Il sorriso candido
contro l'incarnato scuro
da treccine incorniciato.
Così lontana la morte
dalla tua spensierata età!
Eppure in mille briciole
ti dissolvesti
fra gente inconsapevole
e di terrore muta.

Tramutata in farfalle colorate
voglio pensarti
come creatura fatata
nella più bella fiaba.


Ti fu culla e bara il mare
(Al piccolo migrante nato e morto
durante la traversata)

Di doglie urlava
il mare in burrasca.
Carillon dei tuoi sogni,
regolare e tranquillo,
in tamburo impazzito
d'improvviso mutò
del materno cuore il battito.
Ad echi di terrore franò
il mondo tuo silenzioso.
Poi il nulla…

Da un liquido all'altro
passasti,
ancora legato
al tuo primo unico amore.

E ti fu culla e bara il mare…


Il cuore in una bottiglia

Il cuore
in una bottiglia ho rinchiuso.
Con forza l'ho lanciato
tra spumeggianti marosi.
Una risacca cattiva
i piedi insidiava.
Schiaffeggiava freddo il maestrale
il viso dalla pioggia rigato.

Che incontri acque tranquille.
Che baciato dal sole galleggi.

Un delfino ci giochi
in un mare ormai ostile.
Un migrante naufrago
lo stringa a sé forte.
Giunga su povere coste
a pulsare per misere genti.
Lo raccolga curioso
un bimbo infelice…

 (Da "Non vedo, non sento e...", WIP Edizioni, Bari, 2017. Prefazione di marina Pratici)

Ester Cecere è nata a Taranto, dove svolge la sua professione di ricercatrice presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, occupandosi di biologia marina.
Poetessa apprezzata, ha scritto quattro libri di poesie: "Burrasche e Brezze" (Il Filo, Roma, 2010); "Come foglie in autunno" (Tracce, Pescara, 2012); "Fragile. Maneggiare con cura" (Kairos, Napoli, 2014); "Con l'India negli occhi, con l'India nel cuore" (WIP Edizioni, Bari, 2016). Ha inoltre pubblicato la raccolta di racconti "Istantanee di vita" (Kairos, Napoli, 2015).
"Non vedo, non sento e…", edito per i tipi della WIP Edizioni di Bari nel 2017, con prefazione di Marina Pratici, è la sua ultima raccolta di poesie in ordine di tempo.
Sulla poesia di Ester Cerere hanno scritto: Giorgio Barberi Squarotti, Dante Maffia, Nazario Pardini, Domenico Pisana.

È possibile consultare il suo sito web all'indirizzo www.estercecere.weebly.com


sabato 12 agosto 2017

L'immediatezza della realtà nei versi di Elisabetta Panico

Presentiamo con piacere la giovane poetessa Elisabetta Panico, artista a tutto tondo, peraltro, in quanto la sua creatività, spigliata, prorompente e sincera, si manifesta anche nelle arti pittoriche, grafiche e musicali. Elisabetta si è infatti diplomata presso l'Istituto d'Arte di Avellino e attualmente segue corsi di studio presso l'Istituto di Belle Arti di Napoli. Nata a Pomigliano d'Arco, vive a Cicciano, nei pressi di Nola, distinguendosi per la sua intensa e meritevole attività artistica non solo nel nostro territorio campano, ma anche a livello nazionale.
Molto interessante è la sua recente raccolta di poesie, dal titolo originale "Il riflesso del mondo, in una pozzanghera nel fango", edita nel 2016 per i tipi della BookSprint, e dalla quale estrapoliamo qui di seguito alcuni brani, dopo aver riportato la breve sinossi che ne riassume il contenuto.
L'immediatezza della realtà nei versi della nostra giovane Autrice, risalta subito ad una prima attenta lettura di questi brani. Si tratta evidentemente di una poesia che tocca non solo i problemi esistenziali, che traspaiono in un dialogo diretto con un "tu" che è probabilmente il riflesso dell'interiorità della poetessa, ma anche la complessità del mondo esterno, che l'autrice "sente" decaduto e ipocrita. Il linguaggio è asciutto, diretto, sobrio, privo di sovrastrutture ridondanti, ed è quindi incisivo, quasi spiazzante.
Lasciamo però ai lettori affezionati che ci seguono, altri eventuali interessanti commenti sulla poesia di questa nostra giovane autrice, alla quale esprimiamo il nostro plauso e i nostri complmenti


Sinossi
“Il riflesso del mondo, in una pozzanghera nel fango” è un frangersi concreto di sensazioni interne all’animo umano. Versi forti, secchi, decisi, che si susseguono dispiegando la realtà nuda di chi scrive. Da osservatori partecipi, ci si ritrova in una nuova energia, fatta di disincanto, dove percezioni ormai non più ricomponibili vengono riassemblate in una nuova luce, e riassorbite nella carta. Una consapevolezza malinconica del vivere e il fascino misurato in attimi brevi. Una raccolta originale, scritta egregiamente che al di là di qualsiasi idealismo espone le grida di un silenzio che veicola una riflessività in sé più che sincera.

2

La mia vita fatta di suoni.  
Lo scoppio di una busta piena
quella volta con mamma
che portò sotto l’auto un piccione;
O il rumore sordo dell’ago  
che va giù sotto la pelle di Norman;
Le grida nervose,  
squillanti,
che vibrano legate all’infanzia;
La tosse spessa e continua di papà,
seguita da sospiri affannosi  
che implorano,
nell’ultimo periodo
durante le notti;
E i gemiti dal suono pieno  
e i sospiri di libertà,  
durante il godere di quel musicista un tempo il mio amore;
Il rumore di stoviglie in cucina
che annunciano:
è Mattina.

   
4

Mi sono persa così tante volte negli altri  
che ho dimenticato la via per tornare a me stessa.


16

La pioggia persevera,
si ribella all’estate che dovrebbe esser protagonista.
Prende la scena anche a Maggio,
e così anche a noi.
Ci ostiniamo a ricordarci,
ed odiarci…

Basterebbe riabbracciarsi
e uscirebbe il sole per tutti.


23

Il jazz non lo balli,
non lo canti.
Lo senti.
Il corpo è rimasto in disparte,
si muove qualcosa da dentro
ma allora devi saper ascoltare.

E chi si mette a farlo?
Pochi.
Ecco che il jazz lascia spazio
alla canzone in radio che canti,
e poi balli…
E nessuno lo sente più.



26

Il circolo vizioso di un incompreso.

Vivi nel tuo mondo;
Il tuo mondo è fatto di lettura
disegno
scrittura
e tante riflessioni;

Ti capita di entrare anche in contatto con persone reali;

Le persone che conosci ti fanno sentire strano perché sono tutte uguali;
La delusione e frustrazione nel sentirti sempre sola nel tuo genere,
prendono il sopravvento;

Come unica consolazione ti rinchiudi nel tuo mondo e
il tuo mondo immaginario continua ad arricchirsi;

La differenza tra te e gli altri
aumenta.

La solitudine cresce;

Consolazione:
il tuo mondo
gira
gira
gira.



33

La gente non ci rimane più male,
né stupisce.

Vive in questa via di mezzo
che funge da tranquillizzante,
un’anestesia…

Vive in questa striscia rossa
in mezzo a una in bianco e
una in nero…

Pacata
menefreghista
e indifferente.

Mi chiedo che tristezza debba fare la loro vita
una volta a casa fuori dagli ambienti di massa sociale.

Sapete che tristezza?!
Non si portano a casa un sorriso,
una malinconia venuta fuori
dal volto di qualcuno che
come te,
nemmeno ti guarda.

Che tristezza,
vivere solo per se stessi
a pro di che? ...

Non esiste né un per cosa
né un per chi.

Un uomo misero e glaciale,
nemmeno tra gli estinti.
La chiamano
società contemporanea!

Dove l’unica evoluzione
diventa prettamente personale
e come possa accader tutto ciò
senza l’Altro…

Poi verranno a spiegarmelo tra qualche anno,
questi signori Splendenti.

(Poesie tratte dalla raccolta “Il riflesso del mondo, in una pozzanghera nel fango”, BookSprint Edizioni, 2016)


Elisabetta Panico è nata a Pomigliano d'Arco (Napoli) nel 1995. Si è diplomata all’Istituto d’Arte di Avellino all’indirizzo Grafica Pubblicitaria e Fotografia. Segue tuttora studi di carattere artistico presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, nel Dipartimento di Didattica e Comunicazione dell’Arte. Ha pubblicato nel 2016 “Il riflesso del mondo, in una pozzanghera nel fango”, raccolta di versi edita dalla BookSprint Edizioni. Ha rilasciato in anteprima di uscita un'intervista alla Biblioteca Nazionale di Roma nel novembre del 2016. Nel Febbraio del 2017, in onore della Terza Edizione della Serata Delle Eccellenze, ha ricevuto il riconoscimento di “Eccellenza Ciccianese” “per essersi contraddistinta nel campo dell’Arte e della Letteratura”. Elisabetta Panico sperimenta nel tempo libero altre forme di linguaggio espressivo, quali la poesia, la pittura, la fotografia, vestendo per un breve periodo anche i panni di cantautrice e musicista come leader del gruppo “Mine Vaganti”. Attualmente prende parte a varie mostre pittoriche e concorsi affini, che si svolgono nel territorio campano e nazionale.

Il Video dell'intervista ad Elisabetta Panico dalla Biblioteca Nazionale di Roma:

lunedì 31 luglio 2017

Il senso della Storia in Paola Di Gennaro

Presentiamo con piacere in questo spazio, che dà la possibilità ai cultori della poesia di leggere e commentare versi di Poeti contemporanei, alcuni testi della giovane poetessa napoletana Paola Di Gennaro.
Paola è infatti nata a Napoli, dove insegna letteratura inglese. Ha vissuto a Londra, Parigi e Tokio. Ha pubblicato studi critici di letteratura europea e giapponese, traduzioni e racconti. Nel 2010 ha pubblicato la sua prima raccolta in lingua inglese, intitolata Destiny Please, apparsa nel volume Poetry Pieces of Europe e nella rivista berlinese Sand. Nel 2016 è stata impegnata nel Laboratorio di Poesia organizzato dalla Fondazione Premio Napoli nel carcere di Secondigliano.
"Ancora storia" è il suo recente libro di poesie, pubblicato nell'aprile di quest'anno, 2017, per i tipi dell'Editrice Zona di Lavagna (Ge).
Si tratta, come si potrà osservare leggendo qualche testo del libro riportato qui di seguito, di una poesia asciutta e fulminea che si struttura sul senso della storia e del suo procedere per scenari apocalittici e disgreganti, come ad esempio il crollo delle torri gemelle nell’attentato terroristico del 2001. Traspare questo senso di disfatta nelle poesie della Di Gennaro, ma anche un invito alla ricostruzione, alla speranza, come velatamente si può evincere nei versi finali, pregni di un’amara constatazione: "Dovremo rassegnarci a cucire solo asole a metà / a stringere fessure di ferite poco aperte / a mietere false mattutine vittorie / appassite all’ombra di una Bibbia inerte".
Ecco dunque qualche brano tratto dal suo libro:


Sei più attinente al falso che al vero
alla mia fantasia più che al tempo
di quel tempio che eravamo
anni addietro in videoclip
con armonie ossee e crepitii di note

Storia

non so ancora se sei seria
o mi canzoni in sinestesia
se l'armonia esiste o si scompone
se ancora persiste il tuo nome

***

Il mondo crollava in centodieci piani
moltiplicati per due e molti milioni

(soundtrack)

tu intanto morivi
prendevi una scala e saltavi giù
di tua insana pianta
da un montacarichi
tra pagine ancora da stampare
fogli bianchi già impolverati.

 ***

Coscienza

La coscienza è successo muto
muti
siamo muti
e più perdoniamo più siamo muti
siamo muti, muti.

E i tarli
i tarli che fanno buchi tra le file di legno
e tra le memorie accese a testa china
sui buchi dei tarli
la storia cresce tra mani e lacrime
incensi ed errori
i tarli muti
mettono in croce e pace
e noi muti, siamo muti tra le righe
siamo muti nella rabbia buttata giù
tra i tarli e le mani incrociate
proprio lì, in mezzo ai corridoi.

 ***

Siete

Ma non piangevo per voi.

Scrivo forzata alla vita
da poesia più forte di me
che forgia la storia
muovendo oggetti in accordo.

Intonsi i corpi di fretta
tra strisce di plastica imperfette
mentre tesso taciti accordi
col destino e il parrucchiere.

Osserva quella sorte
che ti ha fatto amante di donne
che amano Cristo
tra una croce e l'altra.


***

Ho offeso York e Lancaster.

Come i loro cipressi le colline in fila indiana
mi dicono che a vincere è il movimento

perché chi ama non muore che in un punto
che resuscita in ogni momento

(ritento)

La storia è un incubo
da cui riesco a svegliarmi troppo spesso.


***

E i giornalisti assertivi scontati
(un buon prezzo)
E gli intervistati narcisisti

E i sorrisi dei padri di figli sopravvissuti alle stragi

E queste idee, queste idee accumulate solo grazie al tempo,
alla vecchiaia che si intravede, che si comincia ad annusare,
che ci si arrende ad amare.


***

Dovremo rassegnarci a cucire solo asole a metà
a stringere fessure di ferite poco aperte
a mietere false mattutine vittorie
appassite all'ombra di una Bibbia inerte.


By this, and this only, we have existed.


sabato 29 luglio 2017

Aurora De Luca e la sua "materia grezza" poetica

"Materia grezza" è il titolo davvero singolare di una recente pubblicazione della giovane poetessa Aurora De Luca. Si tratta di una raccolta omogenea di versi con i quali l'autrice riesce ad esprimere il suo canto poetico traendo spunto dagli elementi primari della natura, quali il mare, i fiori, il vento, riplasmandoli e modellandoli sulla sua visione del mondo; è un dialogo interessante e a volte veemente con un "tu" immaginario, specchio forse del proprio pensiero, della propria anima.
Aurora De Luca, giovane autrice ma già affermata in campo letterario, vive a Rocca di Papa. Si è laureata in filologia moderna e linguistica presso l'Università Tor Vergata di Roma. Ha partecipato a molti concorsi letterari di rilievo e ricevuto premi con ottime motivazioni.
Il suo libro "Materia grezza", Genesi Editrice, ha ricevuto il primo premio per la poesia edita alla XXXIX edizione del Premio Minturnae, e il primo premio poesia edita alla XIII edizione del Premio Città di Mesagne.

Proponiamo qui alcuni suoi testi tratti dal libro, per i quali sarà molto gradito un eventuale commento dei lettori che ci seguono.

Materia grezza

Che tu abbia materia grezza,
che tu sia legno di zattera
e saturo di sale vada stupito
a domandar dove andare.
Che tu non abbia ori nello sguardo,
né aquiloni nelle braccia,
ma verità negli occhi
e grazia giù a fondo,
per le strade delle ossa.
Che tu abbia materia grezza
e genuina essenza.

***

Seta d'aria

Che noi siamo mossi
da questa primizia euforia,
che infesti e ci invada
le membra di carne,
che le metta a fuoco di vita,
così noi vivi, arsi e bruciati,
ce ne andiamo ignari
camminando nell'inverno,
pieni di luce e di calore e di fiumi odorosi.
Che ci sia in noi questa stupita euforia,
e permanga,
sì, come montagna immobile,
nella sua respirabile seta d'aria.

***

Attimi

Ci sono raggi di sole
nei gesti di terra e di fango,
dietro alla nuvole.
Ci sono ovunque promesse di vendemmia,
acini che hanno dentro il sapore
dei giorni passati,
dell'inverno bevuto dalle radici.

Ci son rose che s'aprono
e morbidezza di spine
di schianto, di porpora e luna.
Ci sono sguardi di cielo,

attimi, attimi di puro cielo.

***

Girasole

C'è un'arma di luce tagliente
riposta nel fodero delle tue palpebre
dietro il girasole delle tue ciglia:
un abisso al di là di un dirupo,
che già guardarti è un destino felice,
è già troppo mare.
Ma tu mi conduci per mano,
in braccio, nel tuo petto
come zattera sicura.

Al di là dell'abisso
rimane tutto il resto.

***

Lillà

Tutta un lillà è questa mia pelle odorosa,
un'arbustiva fioritura tenace
che non teme inverni tempestosi
e neppure torridi estati;
mette profonde radici di emozione primizia,
di euforia, di stupore terreno e celeste,
linfa assetata e gelosa
del suo polline – ma generosa.
Tutta un fremito di vento
si accosta e si spinge più in là
del suo tenue viola,
gli si avvicina la mia pelle di lillà,
vicina resta in quel posto di terra fertile,
nella sua mano di acqua e semina,
vicina gli resta.

***

È da me che verrai

Pezzi di dolore tenue
queste parole mie
di anima e ossa,
tutte piene di vene e carne,
che sono graffi invisibili
inudibili.
Questo bianco è il mio
petto che sale e s'abbassa,
il mio respiro è la punta di penna.
Ma che dolore vivere di carta,
non saperti dire niente
di come le pareti della mia casa
siano
cellulosa umida.
E allora ti lascio piccoli ciottoli
a fare da strada,
piccoli, soli,
e cadono dalle mie tasche
senza di me,
ma se tu li segui
è da me che verrai.

***

Altra terra è la terra

Altra terra è la terra
dove sulla pelle
il sale è mare essiccato
ed il tuo sapore
è tormento d'onda stesa,
che anela ad esser lago
chè sempre abbracciata vorrebbe respirare.
Altra terra è la terra
dove il contrario della tua luce
è la mia notte,
il tuo dolce è il mio amaro,
e se ti bevessi berrei la tua sete
che ha in me il suo contrario.
Altra terra è la tua forma
di scoglio in burrasca,
sostanza profonda ed eretta,
altra è la mia
corteccia liquida,
sostanza radicata e irrequieta.

lunedì 17 luglio 2017

Giuseppe Meluccio e il suo "Enigma cosmico"

Dopo Ilaria Vassallo, ancora un giovane poeta che sa già il fatto suo: Giuseppe Meluccio. Ci fa piacere ospitarlo in questa rubrica, riportando alcuni versi tratti dal suo libro "L'enigma cosmico", Collana Opera Prima (diretta e curata da Rita Pacilio), Edizioni La Vita Felice, Milano, 2017. Anche Giuseppe, nato a San Gennaro Vesuviano in provincia di Napoli,  è uno studente dell'ultimo anno del Liceo Scientifico Medi di Cicciano, e ha frequentato il Laboratorio di Poesia di Carlangelo Mauro.
Dicevamo che anche Giuseppe, con questa sua prima raccolta poetica, dimostra di possedere un buon talento letterario, essendosi cimentato nell'ideare e poi costruire in versi questo "Enigma cosmico", mutuando dal mondo scientifico gli argomenti e i termini adatti per progettare il suo dire poetico. La sua è quindi una poesia che trae ispirazione e addirittura si fonda sui misteri del Cosmo, per riportarli e riplasmarli nel quotidiano.
Lasciamo ora ai nostri lettori affezionati l'opportunità di approfondire il dettato poetico di questo nostro giovane amico, invitandoli ad esprimere qualche eventale gradita riflessione.


Lunule

C'è nelle lunule
tutta la memoria
e ivi prolifica
stormendo
il tempo

Nel freddo temporale
la matrice accumula
reliquie ancestrali
ed eoni di futuro

Vibrano le lunule
in arcano silenzio

Abbacinanti
riverberi di realtà
la sdrucciolante Luna
ingloba sottopelle
inducendo sangue magma
catalizzando slanci vitali

Dissotterra
dai bianchi abissi
la risposta

Orifizi traboccanti
di Big Bang

C'è nelle lunule
tutto

Filigrana dell'universo

(Da "Palingenesi")

***

Il freddo della distanza

Distanze tra atomi, distanze tra mondi.

Il vuoto ghiaccia il silenzio
del travaglio,
trema immoto il cuore sperduto.

Cieco guardo con occhi chiusi.

Il silenzio ghiaccia il ricordo
del contatto,
spirato tacito nel fiele del timore.

Così ritraggo il pensiero
mentre mi stringono
le spine della realtà
e mi straziano

(Da "Inflazione")

***

Battimenti

Oltre la luce si incontrarono
al di là della coerenza dei limiti

Il mio tempo arrivò già vecchio
il tuo tempo giunse senza specchi
su sottili sentieri di pelle
carico inverosimilmente di leggerezza

E per millenni gareggiarono
nelle curvature di un istante
piegandosi in traiettorie impossibili
dissolvendo i vincoli della materia
ardenti come il bacio del mistero
illuminarono galassie di pensiero
corsero tra strettoie di passato e futuro
e albe di potenza
corsero l'uno nell'altro

Solo adesso mi accorgo che
c'è un mare nell'orologio
e le nostre onde
non generano caos
ma battimenti di vita

(Da "Contrazione")

 ***

Ciò che sfugge ai sistemi di rilevazione

La solitudine della particella
è un'illusione:
siamo un
tessuto di energia.

Aggregati di senso
nella catena del divenire,
sorti da dadi
non casuali
di materia
per non morire mai.

Siamo l'eredità
che permea il cosmo,
siamo noi l'energia oscura.


(Da "Apocatastasi")


mercoledì 28 giugno 2017

Ilaria Vassallo e la sua "Muta Vitalità"

Riprendiamo di buona lena la rassegna dei "Transiti Poetici", proponendovi la voce di una giovane interessante poetessa del nostro territorio campano: Ilaria Vassallo.
Ilaria Vassallo è infatti nata a Nola (Na) ed ha appena 19 anni; è studentessa del quinto anno del Liceo Scientifico Enrico Medi di Cicciano (Napoli) ed ha frequentato il "Laboratorio di Poesia" del noto poeta e critico letterario Carlangelo Mauro. Prossimamente, sulla rivista "Capoverso", sarà pubblicato un suo saggio sulla poesia di Maurizio Cucchi.
Riportiamo dunque qui di seguito alcuni versi tratti dalla sua raccolta "Una muta vitalità", Opera Prima uscita per i tipi de La Vita Felice Edizioni, 2017, con prefazione di Rita Pacilio, direttrice della Collana Opera prima della casa editrice, e con postfazione di Maurizio Cucchi.
La sua poesia si contraddistingue per uno stile originale e personalissimo, dove le cose e le situazioni narrate vengono frammentate e ispezionate intelligentemente fin nei minimi termini. E' evidente il suo studio approfondito e la sua ricerca, volti a produrre qualcosa di nuovo che vada al di là dei soliti schemi codificati, Anche la struttura poetica subisce l'influsso di questa sua innovazione, che si evince nell'evitare i titoli, in una punteggiatura appropriata, in un verseggiare che spiazza il lettore.

6

rinnega le sue mani, il suo tempo,
la clavicola sfinita
che esaltava la bretella
la cintura intrecciata,
troppo lunga, non tagliata.
il cuscinetto di piume,
per una testa e tre chili di chiodi

i sospiri, quelli pieni, di un fiato
deciso, che non suonava per lui.
le parole abbandonate, gli gnomi
e la ninfa, la linfa chiusa
nello scomparto delle ragioni

il viaggio del pensiero
che non trovava sbocchi,
non voleva semafori. il viaggio
della pelle che incurante lasciava
l'antiruggine cadere sotto il
recipiente del rimpianto.

non rinnega la blasfemia,
le urla a una madre, che ferma
su un lenzuolo, si professava sola.
sapeva di una testa, due braccia, un carlino.
non un figlio, due pianti, tre spine.

gli spruzzi cruenti, l'arancione,
la carta vetrata, le carte stracciate,
le chiavi rubate alla porta del cuore.
e l'acqua calda di quella notte ferma,

le corse, le ossa di una nonna,
il sangue della castagna marcia,
le onde dell'orgoglio,
i numeri sotterrati,
dalla terra fertile del sacro io.

rinnega la poesia,
questa, la sua,
parole vane
dipingono vuoti,
l'anima non sua, che agghiacciata
strabocca, stremato da un corpo che tace.

(Dalla sezione "Una ruga universale")

***

20

carte lucide di vernice,
che piego tra le dita,
stendo,
strappo,
mentre vi parlo.

carte di caramelle,
che sentono
decollare piano
il tepore
della mia inadeguatezza.
esplicita parola necessaria.

sono qui ora
in silenzio
ad ascoltarvi
cauto ridendo
dentro.

se non parlo e taccio
so chi sono
immobile
fissando il bianco
intonaco a pezzi
nell'angolo.

non ho pensieri
che sappiano parlare,
davanti ad anime
che vogliono essere

e a me
si professano vere.

(Dalla sezione "Un dio per i morti di ragione)

***

31

immenso con un calice
di vino rosso in piedi
al bancone del locale
nell'aria di compostezza
che lieta attanaglia
le stabili catene.
è tardi per sentire
questa adrenalina,
riempiva di vita una vita
a trent'anni.
eppure avevo visto
di sfuggita anch'io
le asole di una vestaglia di filo
in ospedale.
e non resta che recuperare
appena si esce dal grembo
la forza di nascere
che non si è avuta
fino a quel momento.

subito in pista per il traguardo,
vince la fine
del presente.

(Dalla sezione "Il mio nome è Vaçlav")



martedì 28 marzo 2017

Gli "Orizzonti di... versi" di Rita Nappi

Accogliamo oggi in questo spazio letterario la poesia di una giovane autrice napoletana, Rita Nappi, che ha già all'attivo diversi riconoscimenti e una interessante pubblicazione edita da deComporre, "I miei orizzonti di... versi".
Riportiamo qui di seguito una breve riflessione critica sulla sua poesia.

Come spesso accade, il titolo di un libro, specialmente un libro di poesie, racchiude in esso il programma, l'argomento che l'autore, o l'autrice nel nostro caso, intende proporre, soprattutto a se stessa, e poi al lettore, rendendo partecipi gli altri del proprio sentire interiore.
Ora abbiamo questi "Orizzonti di..versi", titolo poeticamente ambiguo perché gioca con le parole: orizzonti diversi nel senso di altri orizzonti, orizzonti che stanno al di lè della propria quotidianità, ma nello stesso tempo, orizzonti costruiti o meglio ricostruiti con l'abilità e l'efficacia della poesia: di "versi", appunto.
Rita Nappi affronta quindi, con questa sua prima originale pubblicazione, i suoi orizzonti, e lo fa partendo dal suo mondo interiore, affacciandosi ad una finestra ideale o virtuale, da cui poter osservare l’esterno, ma con gli occhi sensibili e attenti del poeta, cioè di una persona che è in grado di interrogarsi in profondità per poter poi offrire agli altri il suo punto di vista, in modo creativo, artistico, con una luce di verità in più, insomma.
La sua poesia affronta quindi angolature diverse, lacerti e spiragli del mondo esterno, esperienze di viaggio e considerazioni sulla città. Ma in particolare, tutti questi panorami sono alla fine intrisi d’amore, o in qualche modo la nostra poetessa fa sì che l’amore ne diventi riferimento essenziale, argomento portante di tutto il suo dettato poetico. E in effetti, è l’amore in fin dei conti che anima e illumina tutte le sue poesie…

Il lavoro di Rita non è quindi organizzato per sezioni o per capitoli, ma costituisce una raccolta completa che spazia su vari fronti, e il legame sotterraneo che accomuna le singole liriche è il suo stesso stile, la sua stessa corposità che si evidenzia nei versi quasi sempre lunghi e sostenuti, a dimostrare la necessità da parte dell’autrice di un discorso esaustivo e dettagliato che non può esaurirsi in una semplice e probabilmente incompleta sintesi del contenuto poetico. Con ciò non voglio dire che la poesia di Rita sia inutilmente pesante e densa di ridondanze, sapientemente evitate. E’ una poesia che comunque appare ben bilanciata e armoniosa, piacevole da leggere e ascoltare, comunicativa e coinvolgente. Le sue esperienze di vita, la sua quotidianità, i suoi affetti profondi, l’amore, le gioie e le delusioni, sono efficacemente trasfuse nell’atto creativo poetico, da cui ne risulta una poesia affatto formale e statica, ma capace di offrire spunti riflessivi di notevole importanza.

La mia essenza

Io dico e voi disponete le mie parole come volete.
Ciò che sono non riflette sul mio corpo,
se volete trovarne un pezzo,
se volete scorgerne l'essenza: iniziate dagli occhi...

Io mostro, spazio, vesto sentimenti;
l'abito da corte è la mia anima,
quel che vedete non sono ornamenti e rose.
Ho la mia spilla sul petto e il manico da giullare.
E voi siete corte e io istrione.

Chi vuol vedere, veda.
Chi vuol amare, ami.
Chi vuol restare, resti.

Io attingo l'estro e voi ne abusate.

Non cerco un fiore,
porgetemi gratitudine.


***

E ti rivedo

E ti rivedo sbiadita nella mente,
una foto in grigio tra pensieri e speranze.
Un ricordo, un solo respiro lontano.

In mezzo a tanti fogli, ti rivedo...
In quelle parole scritte e mai dette,
in quelle ripetute e non ascoltate,
nei rimorsi dei perché...

Nelle rose e nelle orchidee stipate nei cassetti,
c'è ancora il tuo odore.
Quel profumo radicato fin dentro ai polmoni!

E ti rivedo tra le dita, tra i capelli,
nei riflessi delle vetrine...
Nei giorni torbidi di lacrime e fango.

Piove là fuori.

E ti rivedo nei silenzi della tua assenza.


***

Sono di un altro universo

Sono nata qui, in questa terra arida;
non c'è acqua per me che appartengo a un altro universo.
Sento qualcosa che mi brucia dentro,
che vuole gridare...
Solo il vento può asciugare queste lacrime.
Vedo queste nuvole che scappano,
come se mi schivassero...
E mi ritrovo qui, tra le mura della mia stanza.
Mi osservate e giudicate.
Ridete di me, mi disprezzate.
Ecco: mi odiate!
Voi parlate di giustizia,
di morale e di perfezione...
Resto sola contro tutti,
ma al centro del mio mondo trovo te
che mi dai luce e risplendi nei miei giorni.
Sei tu... mio sogno!


Rita Nappi è nata e vive a Napoli. Appassionata di scrittura sin dall'adolescenza, ha partecipato a premi letterari internazionali e nazionali di poesia, ricevendo numerosi attestati e menzioni di merito. Laureanda in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Orientale di Napoli, è stata inserita in diverse antologie poetiche.


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